Come scegliere il nome di un brand? Consigli creativi e dritte furbe



Scegliere il nome di un brand è un’attività di scrittura stimolante e creativa. Ma allora, perché speri, sotto sotto, che se ne occupi qualche collega? Perché imparare il copywriting richiede tempo, e come tutte le attività creative, è impegnativo: il nome di un brand deve essere incisivo, originale e deve farsi ricordare. Insomma, deve essere memorabile e “parlante”. Capire come scegliere il nome di un brand non è facile, vero?

Possiamo dire che ideare un brand name è un’attività strategica, basata in buona parte sulla fantasia e su regole di naming precise, due aspetti che sembrano escludersi a vicenda. In realtà, scoprirai che non è così nel corso di questa guida pratica.

Scegliere il nome giusto per il marchio, così come per un prodotto o servizio, è un momento delicato e importante per il proprio business, perché deve essere coerente e le persone alle quali ti rivolgerai si dovranno identificare e avere un riferimento ben chiaro. Vediamo insieme suggerimenti, regole e trucchi per scegliere con efficacia il nome di un brand.

Che cos’è il brand name e cosa significa fare naming?

Partiamo dall’inizio: sai cos’è un brand? Si tratta dell’insieme di nome, identità, valori e percezione che distinguono un’azienda o prodotto. Crearlo può essere molto stimolante, ma anche complesso. Se vuoi approfondire, ecco una guida per costruire un brand passo passo.

Il naming è un’attività che serve a dare il nome a un marchio, a un prodotto o a un servizio, in modo da renderlo riconoscibile e associabile ai punti di forza dell’azienda.

Ideare e creare un brand name è un’operazione complessa, che richiede il giusto equilibrio tra creatività e strategia di marketing, per definire, con una sola parola o frase, l’identità aziendale o l’identità e la funzione di un prodotto o servizio. È un compito complesso, ma anche molto utile a capire come migliorare la propria scrittura.

Ci sono alcuni aspetti utili da considerare quando si sceglie il nome del proprio brand: prima di tutto la sonorità e l’orecchiabilità della parola, la facile pronunciabilità, l’adattabilità a più lingue, possibilmente, cosa evoca la parola e se risulti facile da ricordare.

Inoltre, da non sottovalutarne è il significato linguistico: un nome scelto per un certo mercato può assumere definizioni diverse in un altro. Vedremo tutti questi aspetti tra qualche paragrafo.

Quali sono gli obiettivi del naming?

Fare naming è una sfida, spesso con sé stessi/e, che si pone sostanzialmente tre obiettivi:

  • Identificare il marchio, renderlo riconoscibile;
  • Richiamare l’attenzione del target, cioè del pubblico di riferimento;
  • Competere con il mercato di riferimento.

Quali sono le 3 fasi del brand naming?

Possiamo individuare 3 step nell’attività di naming:

  • Analisi del mercato e dei competitor: è la fase preliminare in cui si identificano i propri punti di forza e si analizza la concorrenza.
  • Brainstorming: è la fase creativa, in cui si inizia a proporre le prime idee.
  • Scrematura e scelta: è la fase conclusiva in cui si scelgono i nomi più efficaci, fino ad arrivare a quello definitivo.

Quali sono i 3 requisiti che un brand name dovrebbe possedere?

C’è una domanda alla quale rispondere: “È possibile decidere a tavolino il nome perfetto per il proprio brand?”. Sì, è possibile. Seguendo alcune regole di marketing e liberando la fantasia, si può trovare un brand name con le giuste caratteristiche e che soddisfi almeno questi quattro requisiti:

  1. Potenzialità del brand: il nome deve essere allineato all’immagine del brand, devono esserci continuità e coerenza, in modo da declinare il nome nei vari scenari di promozione e comunicazione.
  2. Versatilità: il nome del brand non dovrebbe essere troppo specifico, perché la specificità potrebbe essere limitante. Facciamo un esempio: devi trovare il nome di un software per offrire un servizio di fatturazione elettronica. Se scegli un nome come FatturaFacile, può essere ok perché è semplice, diretto, descrittivo e immediato. Ma se, in futuro, volessi includere altri servizi, oltre alla fatturazione elettronica? Questo nome sarebbe un po’ riduttivo e bisognerebbe pensare a un re-naming. Perciò, scegli un nome che sia versatile e adattabile.
  3. Attrattività sul mercato: parla al tuo pubblico con la sua lingua e proponi ciò che il tuo pubblico si aspetta. Il nome dovrebbe rispecchiare i punti di forza del prodotto e degli obiettivi aziendali.
  4. Unicità e visibilità: trova un nome che sia facile da cercare online (soprattutto da scrivere!) e che non si disperda nella concorrenza.

Ecco 7 tipologie di brand name che potrebbero esserti utili

Esistono ben 7 tipologie di brand name. Vediamole:

  1. Descrittivo: un nome descrittivo illustra e descrive i prodotti o i servizi offerti. È un nome diretto, intuitivo e lascia poco spazio alla creatività (ciò non è un minus, anzi, per alcuni prodotti o servizi è la scelta ideale!). Alcuni esempi di naming descrittivo: Fatture in Cloud, Poltronesofà, Divani&Divani.
  2. Evocativo: utilizza metafore o suggestioni senza svelare immediatamente la natura del brand. Un esempio: Kodak, in cui la Kricorda il clic della vecchia macchina fotografica, ma anche Acqua&Sapone (in questo caso parliamo di metonimia), per non parlare del notissimo Amazon, che ha ottime caratteristiche di naming e richiama un’idea di vastità.
  3. Astratto: è una parola inventata che non veicola un significato preciso. Etsy, Trello, Tigotà ne sono esempi.
  4. Lessicale: possono essere parole composte, onomatopee e allitterazioni, come nel caso di Chupa Chups o Dunkin’ Donuts.
  5. Acronimo: è un insieme di lettere che, unite, hanno un significato, come WWF, H&M, Alitalia.
  6. Geografico: trae ispirazione dal luogo in cui il brand è nato. Per esempio, è il caso di American AirlinesBritish AirwaysPatagonia.
  7. Patronimico: è il tipico nome di quei brand che si chiamano come i loro fondatori. Chanel, Armani, Valentino, Gucci, Louis Vuitton, molto diffuso nel campo della moda.
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Come scegliere il nome di un brand: 3 step e 3 criteri di fattibilità 

Hai il brief sulla scrivania, carta e penna alla mano e qualsiasi strumento possa essere utile ad annotare, tenere traccia del tuo lavoro e stimolare la creatività. Ecco qui sono le tre fasi in cui si articolerà il tuo lavoro:

  1. Analisi del brief. È la fase preliminare, ed è imprescindibile perché il brief contiene tutte le informazioni da cui partire: cosa dovrà comunicare il brand? La risposta è proprio nel brief.
  2. Fase creativa. Qui puoi dare sfogo alla tua creatività: esplora diversi nomi e annota tutte le idee che ti vengono in mente, senza chiederti già se funzioneranno o meno, cosa che farai nella fase successiva.
  3. Selezione/cernita. Qui dovrai valutare se i nomi che hai scelto siano percorribili dal punto di vista giuridico, linguistico e del marketing (ti spiego subito cosa significa).

Il nome del brand deve essere sì fantasioso, ma la fantasia deve, per così dire, seguire alcune strade, per l’esattezza tre:

  • La strada giuridica. Oltre alla disponibilità del dominio, che puoi controllare su alcuni siti dedicati, per verificare che il nome da te ideato sia disponibile e non già esistente, è fondamentale che il nome che scegli sia libero a livello legale. Cosa significa? Devi controllare che il marchio non sia già registrato per la stessa classe merceologica.
  • La strada linguistica. Il nome deve essere di facile pronuncia, memorabile, ma soprattutto esportabile anche all’estero, senza assumere connotazioni negative (assicurati, cioè, che il nome da te scelto non esprima turpiloquio o volgarità in una lingua straniera).
  • La strada del marketing. Il nome che sceglierai dovrà essere coerente con il prodotto, con il target di destinazione e accattivante.

Se i brand name che hai individuato si sono guadagnati tutte spunte verdi, puoi inviare le proposte.

Personal branding: nome e cognome è una buona scelta?

Quando il brand sei tu, scegliere nome e cognome come soluzione può essere valido? Sì, se punti sul personal branding, quando vuoi farti riconoscere come professionista e desideri che la connessione tra la tua identità e i tuoi valori sia immediata.

In questo caso, le persone che leggono il tuo nome lo collegano alle tue abilità, dipende tutto dai tuoi obiettivi, dai tuoi interessi e dai contenuti che proponi sul tuo sito o blog (se ti interessa, qui trovi un articolo su come diventare blogger).

A proposito di blog: tra i vari nomi che puoi scegliere, puntare sulla tua identità professionale può essere la soluzione definitiva se lavori come freelance. In realtà, lo stesso discorso può valere anche per i dipendenti o in caso di corporate blogging e di identità aziendale: anche in questi casi, l’informazione deve essere chiara e immediata.

Corsi di branding online per migliorare le tue competenze

Un ottimo modo per arricchire le tue competenze è seguire un corso online, dove vuoi, quando vuoi e da qualunque dispositivo. Seguirai le lezioni di professionisti ed esperti del settore, ti sarà sufficiente cercare tra i tantissimi corsi disponibili su CORSI.it.

In particolare, ti consigliamo qui i corsi di branding online e i corsi dedicati al business: apprenderai il processo di costruzione di un brand, le strategie di sviluppo di un brand, sarai in grado di analizzare tecniche e strumenti per rafforzare la brand identity e la brand reputation, di costruire le strategie di sviluppo di un brand anche sulla base dei comportamenti del target di riferimento. Non hai che da iniziare!

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